ALCUNE RIFLESSIONI
Il Bonsai e il Tempo
Il tempo viene generalmente ritenuto dai bonsaisti un elemento limitante e la maggior parte delle moderne tecniche di coltivazione e' rivolta ad accelerare i processi costruttivi del bonsai, per ottenere il miglior risultato nel periodo piu' breve possibile.
Personalmente credo che il vero scopo della pratica del bonsai sia trascorrere del tempo con il nostro albero e quindi ritengo un controsenso la ricerca esasperata della sua riduzione.
Penso che il tempo non debba essere considerato un limite, bensi' uno strumento necessario attraverso il quale e' possibile instaurare un rapporto di conoscenza tra noi e i nostri alberi. Preferisco coltivare per alcuni anni il mio nuovo bonsai, prima di prendere delle decisioni sul suo futuro. Solo in questo modo mi sento in grado (o quasi) di scegliere la strada migliore, che spesso non e' la piu' evidente, o quella che all'inizio sembrava la piu' ovvia.
In Giappone i grandi maestri, prima di intervenire in maniera drastica su un soggetto, vogliono conoscerlo approfonditamente, pertanto lo coltivano per un lungo periodo nel proprio giardino, dove, attraverso la cura quotidiana, studiano le sue esigenze ed il suo carattere. Solo successivamente procederanno con il lavori opportuni.
Il rispetto per l'albero e' fondamentale e vanno assecondati i suoi tempi. Essi non possono essere trascurati per l'urgenza di mostrare le proprie abilita'.
Il Bonsai e l'Arte
Nella prefazione di un libro, Daisetz T. Suzuki scrive: "In Giappone non si studia un'arte per l'amore dell'arte, ma per ricevere l'illuminazione spirituale che essa puo' donare. Se l'arte si limita alla dimensione esteriore, se non conduce a cio' che e' piu' profondo e piu' essenziale, in altre parole se non assume una forma di spiritualita', il giapponese non la riterra' degna di studio." (Gusty Herrigel - "Lo Zen e l'arte di disporre i fiori" - ed. SE)
Ritengo che queste poche frasi possano, in maniera estremamente chiara, definire il pensiero giapponese relativo all'arte tradizionale, nel quale mi ritrovo completamente. Considerare il bonsai una forma d'arte, alla stregua di altre grandi espressioni artistiche occidentali come pittura, scultura, musica, poesia ecc., lo priva del suo vero significato.
Coltivare i nostri alberi non ha come scopo la realizzazione di un'opera d'arte (talvolta puo' divenirne la conseguenza), ma consente a chi pratica questa disciplina nel giusto modo di migliorare se stesso.
La bellezza del bonsai e quindi il suo valore (non solo economico) dipendono dalle capacita' e dall'impegno del bonsaista nell'usare tre elementi: le mani, la testa e il cuore.
La manualita' e' molto importante nella coltivazione e nei diversi momenti della formazione del bonsai, cosi' come lo sono la conoscenza dell'estetica e delle tecniche per la realizzazione dei diversi interventi, ma e' il rapporto emotivo che si stabilisce con la pianta che consente di coglierne il carattere. Nella lavorazione il bonsaista dovra' aiutarla ad esprimere la sua personalita', senza prevaricarla con la propria ed in questo modo il bonsai sara' protagonista e potra' trasmettere vere emozioni a chi lo coltiva e a chi lo ammira.
La definizione del concetto di arte in Occidente ha da sempre prodotto una serie di discussioni che credo non abbiano ancora fornito una soluzione definitiva. L'arte e' sempre stata considerata una forma espressiva con la quale l'artista realizzava un'opera degna di interesse per la sua bellezza ed importanza. Nel tempo (soprattutto a partire dal 1900) nella pittura, scultura, poesia, letteratura, musica ecc., ogni precedente tentativo di identificare il significato di arte e' stato smontato dalle successive avanguardie, rendendo difficile la sua chiara identificazione in uno schema.
Nel Giappone tradizionale il concetto di arte viene interpretato in modo diverso dal nostro, in quanto lo scopo per il quale si pratica un'arte tradizionale e' legato ad una ricerca interiore e non ad una ricerca espressiva.
Attraverso la pratica la persona cerca di migliorare se stessa e l'arte assume i caratteri di una disciplina formativa.
Inoltre l'innovazione, fondamentale per l'arte in Occidente, di cui l'artista e' artefice e protagonista, per le culture orientali non rappresenta un obiettivo rilevante.
Nel tiro con l'arco "kyu-doo", l'arco le frecce e il sistema con il quale l'arciere tende l'arco e scocca la freccia sono rimasti praticamente gli stessi da centinaia di anni. Fondamentale in questa attivita' non e' centrare il bersaglio, ma acquisire la consapevolezza e padronanza di sé e cosi', nel tempo, diverra' inevitabile anche non fallire il tiro.Nella calligrafia"Sho-doo" il moderno calligrafo, prima di realizzare la sua opera, spesso consulta dei testi antichi per studiare come i grandi maestri cinesi e giapponesi del passato hanno scritto lo stesso carattere. Questa attenzione alla tradizione si ripete nella cerimonia del te' "Chanoyu" e per le forme poetiche "Waka" e "Haiku "ecc.
Il risultato del lavoro del bonsaista puo' talvolta raggiungere dei livelli veramente interessanti, tanto da poter essere considerato opera d'arte, ma cio' non deve distogliere la nostra attenzione dal motivo per il quale noi pratichiamo il bonsai.
Il Bonsai Amatoriale
L'albero e' un essere vivente, che quindi cresce e si trasforma e noi dobbiamo prestare attenzione a questi cambiamenti cercando di collaborare con lui per migliorarlo costantemente.
L'imperfezione o le scarse qualita' di un piccolo albero, che probabilmente non gli consentiranno mai di vincere premi importanti, non sono necessariamente da considerarsi come negative, possono invece rappresentare un giusto stimolo e un impegno da parte nostra per cercare il suo miglioramento attraverso una coltivazione attenta, che nel tempo lo rendera' sicuramente piu' interessante.
Ogni albero ha la sua storia e il suo carattere e il suo valore non puo' essere calcolato soltanto attraverso considerazioni di tipo tecnico ed estetico, anche perché il suo percorso ha incrociato quello di un essere umano che si e' preso cura di lui.
Ritengo che la valutazione di qualcosa che ha a che fare con il sentimento sia estremamente difficile.
Si possono avere grandi soddisfazioni nel prendersi cura di alberi molto semplici, che possono essere superiori a quelle di chi, preso dal desiderio o dal bisogno di possedere l'esemplare sempre piu' bello, non trovera' mai un sereno appagamento.
L'estetica nei giardini giapponesi
La fusione tra le diverse culture e gli strumenti a disposizione per il confronto delle idee, hanno raggiunto dei livelli tali da trovare spesso difficile la collocazione di un progetto architettonico, di qualsiasi genere, in uno stile ben definito e spesso e' il progettista che caratterizza l'opera.
Le caratteristiche che, invece, contraddistinguono il giardino classico in stile giapponese, sono molte e possono essere definite rapportando l'estetica dei giardini al gusto e al pensiero che nel Giappone tradizionale rappresenta il "bello", parzialmente identificato nei termini "Wabi" e "Sabi".
La traduzione risulta molto difficile e, discutendo con un giapponese di questo tema, non si arriva mai ad una definizione precisa e definitiva, lasciando sempre spazio a infinite considerazioni.
Il significato di Sabi potrebbe essere condensato in: poverta', semplicita', vecchiaia.
La parola poverta' viene spesso associata a miseria, indigenza, squallore, stento, trascuratezza, abbandono ecc, aggettivi negativi che non possono esprimere il concetto di bello; e' quindi logico pensare che la "poverta'" insita in sabi non abbia nulla a che vedere con tutto cio'. Il significato va ricercato nella accezione di poverta' come "riduzione estrema delle proprie pretese", con una visione a noi abbastanza familiare se pensiamo, a chi, per ricercare la sua via interiore, ha rinunciato all'agio dell'opulenza terrena, come per esempio San Francesco d'Assisi. Probabilmente solo vivendo in uno stato di rinuncia al superfluo si puo' arrivare alla comprensione dei veri valori della vita. E' molto facile applicare questi concetti al senso estetico, dove il superfluo "nasconde" la vera anima del soggetto. Anche nella scelta dei materiali usati per il giardino giapponese e' evidente questo aspetto, non sono infatti graditi elementi troppo appariscenti che non si fondano con gli altri in un progetto il piu' possibile naturale.
Semplicita' puo' essere identificata con "naturale, in quanto non artefatto", che non mostra quindi il lavoro dell'uomo, ma la sua minima presenza o addirittura la sua totale assenza. Anche in questo caso credo sia molto facile applicare all'estetica dei giardini questi concetti.
Vecchiaia e' spesso nella nostra cultura sinonimo di inadeguato, decrepito, degradato ecc.
Nella visione del concetto di sabi, vecchiaia potrebbe essere tradotta come "possibilita' di incorporare esperienza", per poi poterla trasmettere non solo come semplice nozione, ma anche come modello di vita. Solo attraverso il passare del tempo si possono raggiungere alti livelli di comprensione dei valori piu' importanti, cio' che significa consentire alla natura la possibilita' di intervenire nel tempo, trasformando il giardino e rendendolo piu' spontaneo.
Wabi e' traducibile, anche se con una certa difficolta', come: "riflesso soggettivo di sabi".
Cercando di renderlo ancora piu' comprensibile, wabi e' il sentimento che ciascuno prova nell'osservare un soggetto carico dei valori espressi in sabi.
Solo chi osserva con il giusto spirito, e senza sovrastrutture, puo' godere delle emozioni e cogliere a pieno l'esperienza sabi.
La forza espressiva di un giardino giapponese e' determinata dalla presenza e dall'equilibrio di queste caratteristiche e l'abilita' del giardiniere e del progettista si concretizzano nella realizzazione di un giardino che esprima una forte personalita', pur essendo privo di elementi artistici e spettacolari spesso utilizzati in altri stili, dove autori e fruitori siano il piu' possibile in armonia con la natura.